Trisomia 21

Mi chiamo Elena…e ad oggi la mia bimba avrebbe 11 anni. Era novembre 2009 quando scoprì di essere incinta. Non che non lo volessi, ma diciamo che non è stata una gravidanza “programmata”. Stavo con Marco da quattro anni ed eravamo appena andati a vivere insieme. A Febbraio 2010 feci l’amniocentesi. Né io né Marco mai avremmo immaginato l’esito. La pancia iniziava già a vedersi, ma io non essendo molto nell’ottica di diventare madre, questa gravidanza non la percepivo completamente, in più Marco aveva una sua attività per cui io andavo anche da sola a fare le ecografie e/o gli esami.

Allo scadere della terza settimana dopo l’amniocentesi ricevetti la telefonata dal primario di ginecologia che ci diceva di recarci subito da lui, Era un venerdì, corremmo nel suo studio, ci sedemmo, e le sue parole furono queste: “Mi , dispiace molto, è una bambina ma è affetta da TRISOMIA 21”, restammo impietriti, ma il medico stesso ci disse che eravamo già al limite per l’interruzione di gravidanza, per cui sarei “dovuta” entrare in ospedale il lunedì mattina seguente. Era già tutto pianificato: solo in seguito con il senno di poi mi resi conto che io non ho avuto tempo per riflettere su ciò che stavo facendo, come non avevo realizzato bene l’essere incinta, così non avevo realizzato l’atto che stavo per compiere.

Lunedì 8 marzo entrai in ospedale.

Generalmente un’interruzione di gravidanza dura al massimo 48 ore, ti danno dei farmaci per indurti il parto e la morfina per non sentire il dolore, dopo 5 giorni io ero ancora ricoverata, perché nonostante tutti i tentativi, la mia bambina non voleva lasciarmi, o forse era Dio che in tutti i modi tentava di farmi capire che stavo sbagliando.

Io, probabilmente intontita dai farmaci, non mi rendevo bene conto della situazione. I medici, e le infermiere, la psicologa… tutti mi confortavano dicendomi che sarebbe andato tutto bene e che non dovevo sentirmi in colpa per ciò che stavo facendo.

Ero talmente frastornata che in quella settimana di ricovero io e Marco fissammo la data del nostro matrimonio. Assurdo!!!

Sabato 13 marzo 2010 ho partorito. Erano circa le 12. Volli vedere la bimba, le diedi un nome: Noemi e la salutai per sempre.

NON ERA UN FETO DI 20 SETTIMANE, MA ERA UN MINUSCOLO CORPICINO GIA’ FORMATO, con testa, mani, gambe, piedi.

Ti fanno credere che tanto è ancora piccolo invece è già un essere umano dal momento in cui la ginecologa ti conferma che dentro di te hai un cuore che batte.

Il giorno dopo mi hanno dimessa, io ero uno straccio, piangevo sempre, ero veramente disperata, con chi ne parlavo dicevo: ”Ho perso una bimba” e queste parole devono farvi capire quanto io non mi ero resa conto di quello che avevo fatto. Poi i preparativi del matrimonio hanno preso il sopravvento e mi “distraevo” continuando la mia vita come se nulla fosse.

Ci siamo sposati e io ero certa che poi sarei rimasta nuovamente incinta. Ma ciò non successe, e con il passare del tempo, si faceva sempre più strada dentro di me la consapevolezza di ciò che avevo fatto e che un bel giorno è sfociata nel dire a me stessa: “ Elena hai ucciso tua figlia”.

Da quel giorno è iniziato il mio calvario che ancora oggi, seppure in modo diverso, vivo.

Il mio rapporto con Marco si è incrinato sempre più fino ad arrivare al divorzio. Non abbiamo mai affrontato l’argomento e ciò ci ha allontanati. Io ricominciai ad andare in Chiesa, mentre lui era sempre più impegnato al lavoro. E a dicembre 2014 è andato via da casa.

Nel frattempo io avevo conosciuto Pietro un arzillo vecchietto di 75 anni che dopo un grave incidente scoprì la fede in Dio e mi ha aiutata a “fare i conti” con ciò che avevo fatto. Andai prima di tutto dal mio parroco a confessare l’aborto, poi feci un pellegrinaggio a Medjugorie dove piansi tutte le lacrime del mondo e affidai la mia bimba a MARIA.

Iniziai da lì a leggere libri e testimonianze di persone che hanno figli DOWN e di quanto amore ti donano. La loro diversità non è un limite, ma è la nostra paura che ce lo fa percepire tale: se difronte a quell’esito io avessi avuto più coraggio, oggi probabilmente sarei la persona più felice del mondo.

Forse sarebbe stato difficile, forse tante volte mi sarei scoraggiata, ma NOEMI mi avrebbe aiutata.

Ho scelto in modo egoistico e per paura.

NON FATELO, PER AMORE DEL CIELO, NON FATELO.

Qualsiasi circostanza abbiate, Dio di certo vi aiuterà. Chiunque affronti un aborto volontario, prima o dopo farà i conti con la sua coscienza, e quel momento è devastante.

Nulla vale di più di una vita umana. Abbiate il coraggio di mettere al mondo vostro/a figlio/a. Ce la farete!

L’amore che lui/lei vi donerà vi ripagherà di tutto. Io dopo 11 anni sto ancor soffrendo, e certamente continuerò a farlo fino alla morte. La fede, la preghiera mi aiutano a convivere con questo dolore, ma non si cancella, è una ferita che sanguinerà per sempre. Probabilmente NOEMI mi ha perdonata, ma sono io che tante volte mi sento di non meritare il suo perdono.

Non ascoltate chi vuole farvi credere che l’aborto non è nulla di grave. Per carità, NON ASCOLTATE. E’ gravissimo!!! E’ la devastazione totale. Per favore vi parlo col cuore in mano: ABBIATE CORAGGIO!! ABORTIRE E’ UCCIDERE!

Io oggi ho 48 anni, ho un compagno, non viviamo insieme, ma abbiamo in progetto di sposarci. ( Dio mi ha dato la grazia del riconoscimento di nullità del mio precedente matrimonio ). Non credo che sarò mai più madre vista la mia età, ma se mai dovessi restare incinta, NON farei alcun accertamento ma accetterei tutto ciò che Dio volesse donarmi.

ABBIATE CORAGGIO, NON TEMETE!

Elena

Il frutto di “uno zainetto per la vita” sostenuto dalla raccolta delle Primule per la Giornata per la Vita 2019 

La mia gravidanza

Sono stata fidanzata con Paolo* dal giugno 2016, subito dopo aver finito il quinto anno delle superiori; da quel momento in poi non ci siamo più separati e come in tutte le relazioni ci sono stati dei momenti duri e incomprensioni che abbiamo superato.

A novembre 2019 durante una vacanza in Marocco, per una scorretta assunzione della pillola   inizia la mia gravidanza che si fa subito riconoscere per la forte nausea, l’esito del test è positivo, riferisco immediatamente a Paolo che dice di non sentirsi pronto, ma che mi accompagnerà in tutte le fasi per l’interruzione della gravidanza.

A gennaio 2020 effettuiamo l’ecografia e scopriamo che si tratta di una gravidanza gemellare, con stupore e un po’ di tristezza rientriamo a casa senza parlarne. Dopo alcuni giorni andando alla visita con l’anestesista gli confido le mie perplessità su quello che stavamo per fare dato che già due anni prima non avevo portato avanti una gravidanza, ho pensato che il destino mi stesse dando una seconda possibilità e colmare il vuoto ridandomi la creatura che per immaturità non avevo saputo accettare.

Per non commettere un altro sbaglio ascoltai le parole di un’infermiera e mi confidai con mia mamma che con un abbraccio e un sorriso enorme mi diede tutto il suo appoggio e sicurezza togliendomi di mano tutta la documentazione inerente l’interruzione di gravidanza, la sera stessa parlai con Paolo che minacciò di togliersi la vita se portavo avanti la gravidanza. Subito dopo mi chiamò anche suo padre che voleva convincermi d’accordo con il figlio ad interrompere la gravidanza.

Il giorno seguente presa da timore, dissi che non ero più sicura e per farmi togliere ogni brutto pensiero mia mamma mi accompagnò da Maria, consulente di un CAV che guardandomi negli occhi mi mise la pace, che prese in carico la mia situazione.

I mesi passarono veloci. Per via dello stress e del confinamento persi i capelli, ma la curiosità di vedere le creature mi dava conforto. Maria appena aveva qualche piccola cosa mi chiamava e mi ha procurato il corredino per i due gemelli.

Il 4 maggio con la riapertura dei luoghi pubblici Paolo chiese di rivedermi e una volta vista la pancia rimase incredulo!! Per una settimana mi inviò solo messaggi negativi finché non si rese conto che in realtà stava accadendo un vero miracolo un nuovo inzio una nuova avventura. I suoi genitori tornarono a farsi sentire con qualche messaggio e sua nonna emozionatissima voleva vedere e toccare la pancia. Il 14 luglio dopo nove giorni di ricovero con taglio cesareo nacquero i prìncipi che dopo undici giorni di osservazione tornarono a casa con me.

* I nomi di persona sono di fantasia